BY: Anastasio Majolino

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Coronavirus: dalla prigionia del lockdown la fuoriuscita dei disturbi psichici

La grave pandemia provocata da un microscopico organismo biologico, chiamato covid-19, che ha messo in crisi il superbo mondo postmoderno, relegando tutti in quarantena e cambiandoci la vita, non fa certo presagire facili riprese di normalità per il dopo emergenza. Si intravvedono, piuttosto,segni di incombenze prossimo future di non poca difficoltà, date le gravi carenze riscontrate nell’affrontare il momento di crisi.

Sicchè, all’indomabile “homo sapiens”, passata la tempesta, toccherà con fatica dover far leva sul suo innato patrimonio di risorse da cui trarre l’energia necessaria per riorganizzare radicalmente il suo modo di vivere. Inoltre, questa lunga attraversata del deserto, non ancora ultimata, ci fa prendere atto di alcune verità importanti. Dover riconoscere, per esempio, che la disgrazia che ci è capitata ha messo a nudo, impietosamente, vulnerabilità, fragilità e imprevedibile mortalità dell’essere umano. Che, pure se dotato di tanto sapere tecnologico, scientifico, informatico, e comunicativo, da far sentire orgogliosi e pieni di sé, rimane sempre soggetto a dover conoscere ancora molto di se stesso per potersi migliorare adeguatamente.

Intanto ci tocca sopportare il grave fardello che pesa sulla psiche di tutti, per via del tunnel, cupo e prolungato, che siamo stati costretti ad attraversare tra paure, isolamento e insicurezza, senza esserne ancora usciti. Per cui ci accorgiamo che alla conseguente sequela di paure, paturnie, malesseri e ansietà, si associano anche disagi sociali, economici e politici, facendoci capire che adogni male di grave entità che ci piove addosso, segue sempre una lunga coda di postumi spiacevoli.

Sotto questo aspetto ci sembra interessante, e pertinente per professionalità, fare riferimento a certe conseguenze psicologiche che l’essere umano può subire in seguito a situazioni traumatiche. Non solo nel momento in cui le vive, ma anche, e soprattutto, quando queste possono essere considerate superate.

A tal proposito, Infatti, non si può evitare di richiamare una caratteristica della nostra psiche: la capacità di inglobare, e fissare con maggiore intensità nella memoria emotiva, gli eventi più impressionanti da cui siamo stati colpiti. Per cui, quanto più i fatti sono stati traumatizzanti e durevoli, e quanto più intensa è stata la carica emozionale memorizzata, tanto più questi eventi tendono a riecheggiare inconsciamente, ed essere automaticamente rievocati mentalmente. Non solo come immagini del film doloroso di cui si è stati attori, ma anche soltanto come sensazioni corrispondenti, relative al momento sofferto, che possono sembrare di origine anche diversa e inspiegabile.

Oltretutto, tra le dinamiche che si possono verificare nella nostra psiche, ci sono anche quelle per cui una esperienza spiacevole vissuta nel presente, ha la possibilità di riattivarne una analoga del passato anche remoto, magari fino allora rimasta silente, che viene così risvegliata e portata a riaffiorare mediante i suoi effetti disturbanti.

Pertanto è logico dedurre che il “tunnel” angosciante della pesante emergenza sanitaria che si è dovuto attraversare, ci possa ritornare alla mente facilmente; magari non necessariamente sotto forma di immagini, ma anche solo come cupe sensazioni che possono sembrare di origine anche diversa e inspiegabile.

Ora, dato che tra le emozioni che appartengono al patrimonio naturale degli istinti, meccanismi innati fisiologicamente utili alla sopravvivenza, la paura è una delle più radicate e sensibili, si capisce che per situazioni preoccupanti come quelle vissute in questa emergenza da covid-19, questa emozione possa facilmente manifestarsi con forte intensità, dando anche luogo a varie forme di disturbi come ansietà, angoscia, crisi di panico e diversi altri tipi di paure. Il risultato è che queste emozioni alterate possono invadere massicciamente la mente e condizionarne pensieri e comportamenti.

Inoltre, c’è da considerare che il prolungato e rigido lockdown che ha costretto all’isolamento, con proibizione ad uscire di casa, ed esclusione dei rapporti interpersonali, costituisce una condizione innaturale che non può non favorire stati di notevole sofferenza psichica e fisica in grado di produrre anche depressione, rabbia e irritabilità. Infatti è facile prevedere che condizioni protratte di solitudine, immobilità, inattività, impossibilità di contatti col prossimo, coercizione della libertà e conseguenti deprivazioni sensoriali, costituiscono validi motivi in perché possano insorgere seri disturbi psicologici e psicosomatici.

Anastasio Majolino

06 Mar 2020

BY: admin

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Cos’è la Cibernetica?

E’ definita la “scienza della comunicazione e del controllo” (1950) ed è alla base delle scienze e delle tecnologie computazionali. La cibernetica è una scienza di controllo dei sistemi, vivi o non-vivi, fondata nel 1948 dal matematico americano Norbert Wiener.

Il nostro mondo è integralmente costituito di sistemi, vivi o non-vivi, intrecciati ed in interazione. Possono essere considerati come “sistemi”: una società, un’economia, una rete di computer, un macchinario, una ditta, una cellula, un organismo, un cervello, un individuo, un ecosistema…

 Uno dei temi fondamentali della cibernetica è infatti che qualsiasi meccanismo di controllo è applicabile sia ai sistemi artificiali sia agli organismi viventi.

meccanismi di controllo e di comunicazione, indipendentemente dalla natura del sistema, umano o meccanico, biologico o sociale, in cui questi meccanismi operino.  La cibernetica è la teoria della comunicazione e dei sistemi di controllo nei sistemi artificiali e negli esseri viventi. 

Il modello cibernetico: consente di vedere gli organismi come macchine naturali, sistemi dotati di un programma e di molteplici circuiti di regolazione a retroazione negativa interagenti tra loro, in modo tale da mantenere la stabilità o stato stazionario del sistema.

22 Lug 2019

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“Psicoterapia integrata” – a indirizzo psicocibernetico

La “Psicoterapia integrata” – a indirizzo psicocibernetico, –  è una metodologia terapeutica che va oltre la rigida impostazione data dalla psicoanalisi classica e dalle diverse scuole di derivazione, perchè introduce nella pratica psicoterapeutica moderni e importanti concetti scientifici, fondati sulla teoria dell’informazione, della comunicazione e dei sistemi autoregolati tra cui va considerato l’organismo umano con tutte le sue funzioni.

Tale impostazione ha il suo fondamento operativo di base nel “modello psicocibernetico”, cioè la chiave scientifica interpretativa, accertata dagli studiosi della materia, dello schema fisiologico su cui si fonda il funzionamento e la regolazione delle varie parti del corpo fra di loro, e del cervello nel suo rapporto con l’organismo e il mondo esterno. Perciò la “Psicoterapia Integrata” permette di allargare il campo delle applicazioni terapeutiche, rendendole più efficaci e quindi più brevi, in quanto permette di usufruire dei seguenti importanti vantaggi:

  • Uso integrato delle tecniche di tutte le scuole, secondo le esigenze richieste dal caso;
  •  Uso delle più importanti tecniche relazionali di autocontrollo psicoemotivo: rilassamento (in particolar modo il Training Autogeno di Schulz **), l’ipnosi e il biofeedback;
  • Possibilità di allentare più facilmente le tensioni psicofisiche che si accompagnano agli stati di sofferenza psicologica: ansietà, eretismo psiconervoso, tensioni psicofisiche;
  • Eliminazione, in tempi notevolmente abbreviati, degli effetti disturbanti dovuti ai traumi psicoemotivi del passato, anche remoto, rimasti impressi nella motoria emotiva.
  • Ricostrutturazione più facile dello stato di equilibrio psicosomatico generale;
  • Riduzione del bisogno di assumere psicofarmaci anche fino al punto da poterli eliminare.