Il criterio che fa da guida a questa nuova metodologia psicoterapeutica trae motivo dalla convinzione che per fornire alla persona sofferente un aiuto più mirato, efficace e rapido, si deve avere la possibilità di applicare i mezzi più rispondenti alle sue particolari esigenze. E’ a tale scopo che il nostro modo di fare psicoterapia viene integrato con tutte le tecniche disponibili e conoscibili, in modo da poter utilizzare per ogni caso specifico quelle più indicate. Sono essenziali i seguenti punti concettuali: L’esigenza fondamentale di una terapia efficace, infatti, non può essere quella secondo cui la persona sofferente è costretta ad adattarsi solo a quelle tecniche rigidamente previste dalla  impostazione metodologica di ogni singola scuola psicoterapeutica. Bensì deve potersi giovare di tutte le tecniche rispondenti alle necessità del singolo caso anche se appartengono a concezioni diverse. Questa impostazione – che si rifà a quella del grande psicoterapeuta austriaco Viktor E. Frankl, secondo cui “ogni psicoterapeuta deve appartenere a tutte le scuole, e tutte le scuole devono appartenere ad ogni psicoterapeuta” – trova modo così di essere applicata concretamente  mediante l’ausilio di uno schema scientifico unificatore che facilita di molto il compito dello psicoterapeuta a beneficio della persona che ne richiede l’aiuto. Questa nuova ottica scientifico operativa, dunque, permette il salto di impostazione che permette di passare da una visione restrittiva di rigide metodologie applicate in senso strettamente verticale, cioè secondo la concezione esclusiva di ogni scuola , ad un tipo di psicoterapia integrata, svolta in senso orizzontale, quindi trasversale, in grado cioè di utilizzare tutte le tecniche disponibili, anche se utilizzate da altre scuole. Una modalità psicoterapeutica resa più efficace e completa per via dell’integrazione attuabile anche mediante l’ausilio del paradigma cibernetico applicato alla psiche e al suo rapporto col corpo e con l’esterno . Secondo il modello psicocibernetico, infatti, è possibile, in modo strettamente scientifico e chiarificatore, avere la chiave esplicativa per accedere ad una nuova concezione del funzionamento dell’essere umano, e quindi della sua sofferenza, vista in termini di informazione, comunicazione e controllo, piuttosto che di materia ed energia. (Wiener, Crik, Nigro).  Quindi di poter avere modo di utilizzare tutte le tecniche utili, inquadrate in uno schema operativo unificatore, incentrato sulla corretta fisiologia psicosomatica, spiegato scientificamente dalla cibernetica, scienza rigorosamente precisa e interdisciplinare. Tale presupposto poggia sul fatto che ciò che caratterizza l’uomo sono innanzitutto la parola, l’intenzionalità e la comunicazione. Uno dei temi fondamentali della cibernetica (scienza del controllo e della comunicazione sia nella macchina che nell’essere vivente) è infatti che qualsiasi meccanismo di controllo è applicabile sia ai sistemi artificiali sia agli organismi viventi, e dunque anche all’essere umano, nel rapporto sia con se stesso che con il mondo esterno. E ciò, naturalmente, permette di capire meglio e quindi modificare più facilmente le disfunzioni patologiche, in quanto ricadenti nel quadro delle alterazioni che riguardano i sistemi di controllo dei rapporti comunicativi, con relative interazioni, tra le varie parti dell’organismo, e di questo con l’ambiente. . A conferma di quanto sopra detto, la Teoria generale dei sistemi conferma che l’essere vivente rappresenta una entità biologica dotata di organizzazione sistemica autoregolata e fondata su scambi di informazione (processi circuitali ricorsivi a feedback), di cui la cibernetica costituisce lo specifico “linguaggio” scientifico esplicativo. Quest’ultima scienza, infatti, rappresenta un valido modello interpretativo delle modalità di risposta del sistema-organismo agli effetti dello stress che tendono ad alterarne l’equilibrio, e dunque anche uno schema operativo capace di ricostituirne la corretta stabilità e funzionalità.

Premesse scientifiche esplicative